Nel post-parto, la ripresa dell’attività sessuale e la paura di incorrere nuovamente in una gravidanza sono i temi maggiormente a cuore delle coppie.

Basti pensare che, da un’analisi dell’OMS, è emerso che circa il 65% delle donne nei dodici mesi successivi alla nascita bambino vorrebbe evitare un’altra gravidanza. [1]

Per questo motivo è fondamentale, fin dall’inizio della gestazione, avere informazioni chiare sulla contraccezione per vivere un ritorno alla normalità in totale serenità.

In questo articolo cerchiamo di fare quindi chiarezza sull’utilizzo della contraccezione, soprattutto quella ormonale, durante il periodo dell’allattamento.

Contraccezione e allattamento sono compatibili?

Parlando di contraccezione nel post-parto non si può quindi non parlare di allattamento.

Prima di tutto va detto che tutte le organizzazioni che si occupano di salute raccomandano ormai l’allattamento al seno con modalità esclusiva per i primi sei mesi di vita del bambino e in seguito, una volta iniziato lo svezzamento, anche per oltre il secondo anno di vita.

E cosa importantissima, qualunque sia il metodo anticoncezionale scelto dalla donna è possibile e opportuno continuare l’allattamento per i benefici che reca sia al bambino che alla madre. [2]

L’allattamento al seno come anticoncezionale

Da ormai moltissimo tempo e in numerose culture è fatto conosciuto che l’assenza di mestruazione nel post-partum sia correlata con l’impossibilità di concepire.

In questo periodo, infatti, le donne sono appunto temporaneamente incapaci di concepire anche se per un tempo molto variabile: in assenza di allattamento al seno fino a sei settimane, mentre se la donna allatta anche per molti mesi. [2]

Ma cosa incide in maniera così determinante sulla fertilità della donna? Fin dagli anni ’80, alcuni ricercatori hanno iniziato a studiare cosa influenza l’infertilità della donna durante l’allattamento. Quello che è emerso è che la suzione del bambino, piuttosto che la produzione del latte, è in grado di sopprimere l’ovulazione nella madre. Ma non solo, un’importanza fondamentale è data anche dalla frequenza delle poppate e dalla durata dell’allattamento. Così sulla base di queste evenienze è stato definito il termine “Metodo dell’Amenorrea Lattazionale” (LAM). [2]

Ma qual è l’efficacia del LAM? Per rispondere a questa domanda bisogna valutare tre fattori:

  • Se alla donna sono ritornate le mestruazioni
  • Se il bimbo ha più di 6 mesi
  • Se il bimbo ha iniziato lo svezzamento con alimenti o liquidi in aggiunta al seno

Se la risposta è negativa a tutte e tre le domande, allora il livello di efficacia del LAM può essere anche del 98%. [2]

Al contrario, se si riduce il numero delle poppate, se si superano i sei mesi di vita del bambino o se ritornano le mestruazioni, l’efficacia del metodo si riduce o scompare.

Contraccezione nel post-parto: quale pillola scegliere?

Oltre al LAM e ai tradizionali metodi barriera (preservativo e diaframma), è importante sapere che le donne nel post-parto possono fare uso anche di contraccettivi ormonali, tra cui la pillola. Ma qual è quella più indicata?

Per rispondere a questa domanda è importante valutare la storia della donna e se stia allattando o meno. Ma vediamo perché.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che esistono due tipologie di contraccettivi ormonali orali: la pillola combinata estroprogestinica e la pillola progestinica. Vediamo quindi come agiscono in questo particolare momento della donna.

Pillola combinata estro-progestinica

È ormai dimostrato che la quantità del latte può essere negativamente influenzata dall’estrogeno presente nella pillola estro-progestinica. Queste conseguenze potrebbero essere maggiormente evidenti in donne con produzione di latte già di per sé limitata. Ed è proprio in questi casi che spesso si consiglia l’assunzione della pillola progestinica rispetto a quella estro-progestinica. [3]

È bene ricordare, comunque, che l’uso della pillola estro-progestinica non influenza la crescita ponderale del neonato. Infatti, questo tipo di pillola può essere utilizzata con sicurezza già dopo 6 mesi dal parto; mentre per le donne che non allattano, può essere assunta a partire da 3 settimane dopo il parto. Questo a causa del possibile correlato rischio tromboembolico nei 21 giorni successivi al parto. [2]

Pillola di solo progestinico

È sicuramente la contraccezione ormonale di prima scelta nella donna che allatta. La pillola di solo progestinico (POP) ha il vantaggio di non influenzare negativamente la lattazione, la coagulazione, la pressione e il livello dei lipidi. [2]

Anche in questo caso, può essere assunta dalla donna che allatta dopo le prime sei settimane dal parto, mentre nella donna che non allatta l’assunzione può iniziare anche prima delle tre settimane dal parto. [3]

Conclusioni

Come abbiamo visto, l’allattamento al seno è totalmente compatibile con il ritorno a una vita sessuale normale, che prevede anche una contraccezione sicura per evitare gravidanze indesiderate.

Il LAM è sicuramente molto diffuso, soprattutto perché permette alla donna di vivere un periodo senza usare mezzi contraccettivi e di prendersi del tempo prima di scegliere un metodo di lunga durata.

Tuttavia, l’assunzione della pillola rimane sicura ed efficace, anche se a consigliarvi la pillola più adatta da assumere sarà comunque il medico specialista, che si baserà sulle esigenze e sulla storia personale di ogni donna.

Fonti

[1] Uppa: Uso dei contraccettivi dopo il parto: come, quando, perché?
[2] AOGOI: Allattamento al seno e contraccezione
[3] Ministero della Salute: La contraccezione per la donna che allatta