Avrete sentito nominare tantissime volte la vitamina D e di quanto una sua integrazione sia fondamentale per il nostro benessere. Ma sapete che in realtà un ormone?

Proprio così. È stata chiamata vitamina perché è stata scoperta all’inizio del secolo scorso, quando è stata scoperta la sua presenza nell’olio di fegato di merluzzo.

Visto che erano già state individuate la vitamina A, alcuni tipi di B e il complesso C, i ricercatori immaginarono di essere di fronte alla D. Ci sono voluti alcuni decenni per scoprire che questa sostanza aveva la stessa struttura di base degli ormoni steroidei. Ma siccome il termine ‘vitamina’ era già stato attribuito, si pensò che fosse meglio mantenerlo [1].

Cos’è la vitamina D?

Scopriamo ora nel dettaglio cos’è questa vitamina/ormone così importante.

Per vitamina D intendiamo un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme nelle quali la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 e la vitamina D3, entrambe dall’attività biologica molto simile. La D2 (ergocalciferolo) è di provenienza vegetale mentre la D3 (colecalciferolo), derivante dal colesterolo, è sintetizzata negli organismi animali [2]. Nell’uomo sono proprio queste due forme le importanti poiché vengono mutate in calcitriolo (forma ormonale attiva) [3].

La principale sorgente naturale di vitamina D è costituita dalla produzione endogena del colecalciferolo (vit D3) a livello della pelle, partendo dal colesterolo, attraverso una reazione chimica che dipende dall’esposizione alla luce solare (in particolare dall’irradiazione UVB). Tuttavia, il colecalciferolo e l’ergocalciferolo possono essere anche assunti con la dieta e gli integratori, anche se solo pochi alimenti possono essere considerati buone fonti di vitamina D [3].

Ebbene sì, è importante sapere che sia la vitamina D introdotta con gli alimenti, sia quella prodotta nella pelle, sono biologicamente non attive e richiedono necessariamente l’intervento di un enzima proteico per convertirle nella forma biologicamente attiva. E questo processo avviene nel fegato e nei reni.

Proprio perché la vitamina D può essere sintetizzata in quantità adeguate dalla maggior parte dei mammiferi sufficientemente esposti alla luce solare, va considerata un pro-ormone, attivabile nell’ormone calcitriolo [3].

Il colecalciferolo (vit D3) e l’ergocalciferolo (vit D2) vengono trasformato in due metaboliti (chiamati “25-idrossivitamina D” o “25 (OH) D”) che possono essere misurati nel siero del sangue per determinare il livello totale di vitamina D di una persona. Questi metaboliti vengono ulteriormente modificati dai reni per formare calcitriolo (noto anche come “1,25-diidrossicolecalciferolo”), la forma biologicamente attiva della vitamina D.

Il calcitriolo circola come un vero e proprio ormone nel sangue, esercitando un ruolo molto importante nel metabolismo del calcio e del fosfato, regolandone le concentrazioni nel sangue e promuovendo la crescita fisiologica dello scheletro, il rimodellamento osseo e prevenendo la degenerazione con l’avanzare dell’età. Il calcitriolo ha anche altri effetti biologici, tra cui un ruolo importante sulla crescita cellulare, su varie funzioni neuromuscolari e immunitarie, e sulla riduzione dell’infiammazione [3].

La Vitamina D e le sue funzioni

Il calciferolo agisce con un meccanismo d’azione ormonosimile, in quanto: è sintetizzato autonomamente dall’organismo umano, agisce su un organo bersaglio e ha una struttura che ricorda gli ormoni steroidei [3].

Come abbiamo già detto la vitamina D è essenziale per il metabolismo di calcio e fosfato ma non solo. Nello specifico, la forma attiva della vitamina D agisce a livello dell’intestino, dell’osso e del rene: (4)

  • Stimolando un aumento dell’assorbimento intestinale di calcio e di fosforo.
  • Provocando un riassorbimento osseo stimolando il processo di mineralizzazione ossea.
  • Provocando un riassorbimento del fosforo e del calcio a livello renale.

Ma non finisce qui. Sono stati evidenziati dei recettori per la forma attiva della vitamina D anche in organi che non sono direttamente implicati nel metabolismo fosfocalcico. Questo lascia supporre che la vitamina D svolga un ruolo fisiologico molto più ampio (4):

  • Il pancreas: in caso di carenza di vitamina D, si osserva una diminuzione di sintesi di insulina.
  • La pelle: la vitamina D di in forma attiva esercita un effetto sulla crescita e sulla differenziazione cellulare.
  • Gli organi emopoietici: la vitamina D attiva induce la formazione di macrofagi, inibisce la proliferazione dei linfociti B e T attivati e la sintesi delle immuno-globuline, e stimola l’aggregazione piastrinica.
  • Il cervello: in alcune parti del cervello sono stati evidenziati dei recettori della vitamina D anche se ne ignora ancora il ruolo fisiologico.
  • I tumori maligni: infine, sono stati messi in evidenza in diversi tipi di tumori maligni dei recettori per la vitamina D attiva.

Carenza di Vitamina D e rimedi

Cosa accade se abbiamo carenza di vitamina D e come accorgersene?

La carenza di questa importante vitamina D ha effetti sia nei bambini, con il rachitismo, che negli adulti, con l’osteomalacia carenziale. I sintomi sono per lo più manifestazioni ossee, debolezza muscolare degli arti e disturbi dell’andatura. In genere, si manifestano progressivamente in alcune settimane o in alcuni mesi, aumentando di intensità. All’inizio compaiono sul bacino, estendendosi poi al torace ed al rachide. I dolori si intensificano poi camminando e possono comportare una diminuzione della mobilità dell’anca. (4)

Ma perché si verifica una carenza di vitamina D? Questo evento risulta quasi sempre dall’associazione di due fattori: diminuzione della sintesi endogena e da apporti alimentari insufficienti. La principale fonte di vitamina D per l’organismo è la sintesi endogena cutanea che avviene tramite l’esposizione ai raggi solari. La vitamina D di origine alimentare è, invece, solo una fonte accessoria anche se assume una notevole importanza quando viene a mancare l’esposizione al sole. (4)

Qual è, in ogni caso, la quantità raccomandata? Secondo l’Associazione Medici Endocrinologi, il fabbisogno di vitamina D varia a seconda dell’età: [5]:

  • Dalla nascita ad un anno: 400 UI
  • Dal primo anno in poi per i bambini: 600 UI
  • Adulti sani: 1000-1500 UI• Anziani: 2300 UI

* Per UI si intende Unità Internazionali e 1 UI = 0,025 microgrammi. (5)

Gli alimenti ricchi di vitamina D

Come abbiamo già detto gli alimenti non rappresentano, in genere, buone fonti di vitamina D. Tuttavia, un consumo regolare di quelli che ne sono più ricchi può, in parte, contribuire a controbilanciare l’insufficiente produzione di vitamina D3 da parte della pelle nei periodi di minore esposizione al sole, come in inverno o quando non si può passare abbastanza tempo all’aria aperta durante il giorno.

Tra gli alimenti che contengono le maggiori quantità vitamina D ricordiamo:

  • alcuni tipi di pesce (salmone, aringa, sgombro, sardine e in generale tutti i pesci dei mari del Nord, ricchi anche di grassi omega-3 benefici per il sistema nervoso e l’apparato cardiovascolare)
  • il fegato di suino
  • il latte e lo yogurt interi
  • il burro
  • i formaggi grassi
  • le uova
  • le creme a base di latte e/o uova
  • funghi

Per quanto riguarda, invece, frutta e verdura ne contengono molto poca e sempre nella variante meno biodisponibile (vitamina D2) [6].

Vitamina D e Coronavirus

Nell’ultimo periodo si è diffusa la notizia che la vitamina D possa essere utile alle persone più a rischio di contagio da Coronavirus o di complicanze.

Perché questa ipotesi? L’idea alla base di queste teorie è che una sua carenza possa essere un fattore di rischio. La riflessione si basa su alcuni dati di letteratura in cui sulla carenza generale di vitamina D e sul suo possibile ruolo nelle infezioni delle vie respiratorie. Inoltre, sono citati effetti della vitamina D sul sistema immunitario, in quanto come ormone può influire su diverse popolazioni linfocitarie.

Rimane però il fatto che gli studi che hanno provato l’effetto della vitamina D sull’immunità sono ancora pochi e ad oggi non vi è ancora alcuna indicazione per usare questo farmaco come immunomodulante [7].

Carenza di vitamina D, arriva la Nota AIFA 96 

C’è da dire che la questione dell’efficacia della vitamina D per usi che non riguardano la salute delle ossa è annosa e controversa.

Per questo motivo, lo scorso autunno l’Agenzia del farmaco (AIFA) ha ristretto le patologie e le categorie di persone per cui questa vitamina può essere rimborsata dal sistema sanitario. 

Fino a quel momento, infatti, veniva prescritta a chiunque e anche per la prevenzione di malattie cardiovascolari, ictus o tumori, sebbene non esistano chiare evidenze scientifiche su queste patologie.

Ora però è messo nero su bianco con la Nota AIFA 96 che regola la prescrizione a carico del servizio Sanitario Nazionale (SSN) dei medicinali utilizzati per la prevenzione e il trattamento della carenza di vitamina D.

Questo perché la vitamina D è inefficace e inappropriata per alcune indicazioni anche se i dati sembrano essere contraddittori. Se è vero, infatti, che una carenza di vitamina D è stata associata a un maggior rischio di diverse patologie, è anche vero che gli studi clinici disponibili fino ad oggi non hanno dimostrato in modo convincente che la supplementazione li riduca [7].

Care amiche, vi lasciamo infine dei documenti molto utili per capire il ruolo della vitamina D e le logiche che hanno regolamentato la prescrivibilità e il rimborso dei farmaci (non degli integratori) a base di vitamina D.

Per approfondir questo tema potete leggere:

FONTI

[1] Vitamina D per la sclerosi multipla: Vitamina D
[2] Wikipedia: Vitamina D
[3] myPersonalTrainer: Vidamina D
[4] Torrino Medica: Vitamina D (Colecalciferolo): funzioni, carenza, fonti
[5] greenme: Vitamina D: quanta dovremmo assumerne?
[6] SapereSalute.it: Vitamina D
[7] Repubblica.it: Vitamina D contro il Coronavirus? Solo un’ipotesi
[8] AIFA: Scheda Vitamina d – Operatore sanitario