Negli ultimi anni si è aperto un dibattito sempre più interessante sul significato biologico delle mestruazioni nella donna contemporanea.
A riaccenderlo è stato lo studio “Modern menstruation: Is it abnormal and unhealthy?” pubblicato su Medical Hypotheses, che propone una riflessione interessante: e se le mestruazioni, così come le viviamo oggi, non fossero così “naturali” come pensiamo?
Un fenomeno biologico cambiato nel tempo
Dal punto di vista evolutivo, il ciclo mestruale nasce come meccanismo per ottimizzare la fertilità. In particolare, la cosiddetta “decidualizzazione spontanea” prepara l’endometrio a un’eventuale gravidanza anche in assenza di fecondazione.
Tuttavia, nella storia evolutiva della specie umana, le donne non hanno sempre avuto cicli mensili così frequenti come oggi. Gravidanze più numerose, allattamenti prolungati e menarca più tardivo comportavano un numero molto inferiore di mestruazioni nell’arco della vita.
Basta pensare che la tribù Kung del deserto del Kalahari in Namibia, Botswana e nel nord-ovest del Sudafrica vive ancora come molti secoli fa. Ogni famiglia ha una media di 4,7 figli e un intervallo medio tra le nascite di 4,1 anni. Non usano metodi contraccettivi moderni, ma allattano i loro piccoli più volte durante il giorno e la notte.
L’allattamento al seno continuo può agire come un vero e proprio contraccettivo naturale. Questo effetto è legato all’amenorrea da allattamento, una condizione in cui l’ovulazione viene temporaneamente sospesa. Il meccanismo è regolato dall’ossitocina, che durante la suzione stimola il rilascio di endorfine. Queste, a loro volta, interferiscono con l’asse ormonale riproduttivo, inibendo il picco di ormone luteinizzante (LH) necessario per l’ovulazione. Una donna Kung, quindi, avrà meno di 30 mestruazioni nella sua vita [7]. E questa era probabilmente la situazione anche in epoca medievale, con l’eccezione delle donne nobili e ricche.
Oggi cosa succede invece?
Gravidanze frequenti, allattamento prolungato, condizioni nutrizionali non ottimali e uno stato di salute più fragile facevano sì che lunghi periodi di amenorrea fossero la norma, mentre il ciclo mestruale rappresentava quasi un’eccezione.
Il cambiamento arriva con la rivoluzione industriale del XIX secolo, che segna una svolta profonda nello stile di vita e nelle condizioni di salute. Con il miglioramento della nutrizione e delle condizioni socioeconomiche, il corpo femminile inizia a vivere una realtà completamente diversa.
All’inizio del XX secolo, una donna aveva mediamente circa 140 cicli mestruali nell’arco della vita: il menarca era più tardivo, si avevano figli in giovane età, l’allattamento durava più a lungo e la menopausa arrivava prima.
Oggi lo scenario è cambiato in modo significativo. Il menarca si presenta leggermente prima, la maternità è spesso posticipata, il numero di figli è diminuito e l’allattamento tende a essere più breve, mentre la menopausa si verifica più tardi.
Il risultato? Una donna nel XXI secolo può arrivare ad avere fino a 450 cicli mestruali nel corso della vita.
Secondo gli autori, questo rende la “mestruazione moderna” un fenomeno in parte nuovo dal punto di vista biologico.
Il ruolo dell’infiammazione: un aspetto chiave
Uno degli elementi più rilevanti evidenziati dallo studio è il legame tra mestruazione e infiammazione.
Ogni ciclo comporta la rottura dell’endometrio, e la sua ripetizione nel tempo potrebbe avere implicazioni più ampie. Gli autori ipotizzano che l’esposizione ripetuta a questi processi possa contribuire a disturbi sia a breve che a lungo termine.
Mestruare meno è più “naturale”?
Qui emerge il punto più controverso. Secondo lo studio, il ciclo mestruale non ha un valore biologico intrinseco nella donna moderna, ma rappresenta piuttosto la conseguenza della mancata gravidanza. In altre parole, è un “segnale di non concepimento”, più che un indicatore di salute.
Da questa prospettiva, ridurre il numero di mestruazioni (ad esempio tramite contraccezione ormonale) potrebbe avere un impatto positivo su alcune condizioni infiammatorie.
Gli autori arrivano a suggerire che la soppressione del ciclo possa essere considerata una strategia di promozione della salute, soprattutto nelle giovani donne.
Una nuova narrazione del ciclo femminile
Il valore più interessante di questo studio non è ripensare il ciclo mestruale alla luce dello stile di vita moderno.
Per anni abbiamo considerato le mestruazioni come un segno universale di salute. Oggi sappiamo che:
- sono un processo fisiologico,
- hanno un costo biologico (infiammatorio ed energetico),
- variano molto da donna a donna.
Fonti
Norman D. Goldstuck, Modern menstruation: Is it abnormal and unhealthy?




