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Il ciclo mestruale è un segno vitale?

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Ciclo mestruale e salute: perché può essere considerato un segno vitale e quali alterazioni possono indicare un problema da approfondire.

Per molto tempo il ciclo mestruale è stato considerato soprattutto come un indicatore della salute riproduttiva e della fertilità. Oggi, però, la ricerca scientifica suggerisce di guardarlo da una prospettiva più ampia: il ciclo mestruale può fornire informazioni importanti sullo stato di salute generale.

Il concetto non è nuovo. Già nel 2006 l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) e l’American Academy of Pediatrics avevano proposto di considerare il ciclo mestruale come un “vital sign” nelle ragazze e nelle adolescenti, perché l’identificazione di alterazioni del ciclo può contribuire a riconoscere precocemente alcune condizioni di salute. L’ACOG ha successivamente ribadito questa posizione nel 2015. [1]

Più recentemente, una revisione pubblicata su F&S Reviews ha analizzato le evidenze disponibili e ha proposto di considerare il ciclo mestruale un segno vitale dal menarca alla menopausa, sottolineando il suo potenziale ruolo nella valutazione della salute ginecologica e generale. [2]
Ma cosa significa, concretamente, considerare il ciclo un “segno vitale”?

Perché il ciclo può fornire informazioni sulla salute?

Il ciclo mestruale è il risultato dell’interazione tra ipotalamo, ipofisi, ovaie ed endometrio. La sua regolarità dipende quindi dal corretto funzionamento coordinato di diversi sistemi dell’organismo. [2]

Per questo motivo, cambiamenti persistenti nella frequenza delle mestruazioni, nella loro durata o nella quantità del sanguinamento possono essere associati a condizioni molto diverse tra loro.

Stress, variazioni importanti del peso, ridotta disponibilità energetica, attività fisica intensa, alterazioni della funzione tiroidea e disturbi endocrini possono, per esempio, influenzare il ciclo mestruale. [2][3]

Questo non significa che ogni variazione sia necessariamente il segnale di una malattia. Il ciclo può fisiologicamente variare nel corso della vita e anche tra un mese e l’altro. Il punto è un altro: un cambiamento persistente può essere un’informazione clinicamente utile e merita di essere interpretato nel suo contesto.

Quanto deve durare un ciclo “normale”?

Non esiste una risposta valida per tutte. Secondo la classificazione FIGO, nelle persone adulte tra i 18 e i 45 anni la frequenza mestruale considerata normale è generalmente compresa tra 24 e 38 giorni.

Anche la regolarità è importante: la differenza tra il ciclo più breve e quello più lungo può essere considerata fisiologica entro determinati limiti che variano con l’età. [3]

Per valutare il proprio ciclo è quindi più utile osservare il suo andamento nel tempo che confrontarlo con un modello ideale.

Quando un ciclo irregolare può essere un segnale?

Un ciclo irregolare non indica necessariamente la presenza di una patologia, ma in alcuni casi può essere il primo elemento che porta a indagare una condizione sottostante.

Un esempio è la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS), già nota come PCOS, caratterizzata frequentemente da disfunzione ovulatoria e irregolarità mestruali. Le linee guida internazionali del 2023 sottolineano infatti l’importanza della valutazione del ciclo nella diagnosi e nella gestione della PMOS/PCOS. [4]

Ma le possibili cause sono numerose. Alterazioni del ciclo possono comparire anche in presenza di problemi tiroidei, variazioni significative del peso, stress o ridotta disponibilità energetica associata, per esempio, ad attività fisica intensa. [2][5]

Il ciclo, quindi, può rappresentare una sorta di “spia” dell’organismo: non permette da solo di stabilire quale sia il problema, ma può indicare che è opportuno approfondire.

Che collegamento c’è con le ossa?

Il rapporto tra ciclo mestruale e salute riguarda anche il tessuto osseo.

Quando l’alterazione del ciclo è dovuta a una ridotta disponibilità energetica e alla conseguente soppressione dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, possono verificarsi conseguenze sulla salute ossea. L’amenorrea ipotalamica funzionale, per esempio, è associata anche a una riduzione della densità minerale ossea. [5]

Per questo motivo, la scomparsa delle mestruazioni non dovrebbe essere considerata semplicemente come un inconveniente da accettare, soprattutto quando si protrae nel tempo.

Il ciclo non deve essere “perfetto”

Considerare il ciclo un segno vitale non significa aspettarsi che ogni mestruazione arrivi esattamente ogni 28 giorni.

Il ciclo mestruale varia fisiologicamente da persona a persona e può cambiare nel corso della vita. Anche età e fase riproduttiva devono essere considerate quando si valuta ciò che è normale. [2][3]

È quindi più utile conoscere il proprio pattern abituale e prestare attenzione a cambiamenti persistenti.

Per esempio, può essere utile monitorare:

  • la data di inizio di ogni mestruazione;
  • la durata del ciclo;
  • la durata del sanguinamento;
  • eventuali perdite tra una mestruazione e l’altra;
  • cambiamenti importanti nella quantità del flusso;
  • dolore nuovo o particolarmente intenso;
  • altri sintomi comparsi contemporaneamente.

Secondo la review di Rosen Vollmar e colleghi, la valutazione del ciclo dovrebbe idealmente basarsi sull’osservazione nel tempo, proprio come avviene per gli altri parametri utilizzati per monitorare la salute. [2]

Quando parlarne con il medico?

È consigliabile rivolgersi a uno specialista quando si verificano cambiamenti persistenti o significativi rispetto al proprio abituale andamento, per esempio:

  • cicli che diventano molto più brevi o più lunghi;
  • assenza delle mestruazioni per diversi mesi;
  • sanguinamenti particolarmente abbondanti o prolungati;
  • sanguinamenti tra una mestruazione e l’altra;
  • comparsa di dolore mestruale importante o diverso dal solito;
  • irregolarità associata ad altri sintomi.


Non significa necessariamente che ci sia una patologia, ma piuttosto che il cambiamento merita di essere interpretato, considerando età, storia personale, eventuali farmaci e contraccezione ormonale e gli altri sintomi presenti.

Quindi: il ciclo mestruale è un segno vitale?

La risposta più corretta è: il ciclo mestruale è sempre più riconosciuto dalla letteratura scientifica come un importante indicatore di salute, anche se non fa parte dei quattro parametri vitali classici (temperatura corporea, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e pressione arteriosa).

L’ACOG lo considera un ulteriore segno vitale soprattutto nella valutazione di ragazze e adolescenti. [1]

La review pubblicata nel 2024 su F&S Reviews va oltre, sostenendo che il ciclo dovrebbe essere considerato un segno vitale dal menarca alla menopausa, perché può fornire informazioni sulla salute ginecologica e generale, aiutare a identificare alcune condizioni e contribuire al monitoraggio della salute nel tempo. [2]

Il messaggio, quindi, non è che ogni variazione del ciclo debba destare preoccupazione.

È piuttosto un invito ad ascoltare un segnale che spesso tendiamo a dare per scontato: le mestruazioni non sono soltanto qualcosa che accade ogni mese, ma fanno parte del funzionamento dell’organismo e possono raccontarci qualcosa sulla nostra salute.