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Ottobre, mese della prevenzione del tumore al seno

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Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno: scopri l'importanza di screening, diagnosi precoce, stili di vita e conoscenza del proprio corpo.

Ogni anno, il mese di ottobre accende i riflettori sulla prevenzione del tumore al seno. È il momento per ricordare quanto siano importanti la diagnosi precoce, gli screening, uno stile di vita sano e una maggiore consapevolezza della propria salute.


Anche perché i numeri parlano chiaro: questa neoplasia colpisce circa una donna su otto nell’arco della vita e, sebbene sia molto meno frequente, può interessare anche gli uomini.

Tumore al seno: i numeri in Italia

In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 56.000 nuovi casi di tumore della mammella.

La buona notizia è che i progressi nella ricerca, nella diagnosi e nelle terapie hanno contribuito a migliorare significativamente la prognosi: oggi la sopravvivenza a cinque anni è passata dal 78% degli anni Novanta all’89,5% attuale. [1]

Un risultato importante, che mostra quanto ricerca, prevenzione, diagnosi e cura siano strettamente connesse.

Prevenzione del tumore al seno: da dove cominciare?

Quando si parla di prevenzione oncologica è importante distinguere tra prevenzione primaria e diagnosi precoce.

La prevenzione primaria riguarda tutte quelle azioni che possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare una malattia. Non tutti i fattori di rischio possono essere modificati: età, familiarità, predisposizione genetica e alcuni fattori ormonali e riproduttivi possono infatti influenzare il rischio individuale.

Su altri aspetti, invece, possiamo intervenire attraverso le nostre abitudini quotidiane.

Una corretta alimentazione, l’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso corporeo nella norma, l’astensione dal fumo e la limitazione del consumo di alcol sono alcune delle strategie indicate dalle principali organizzazioni scientifiche per contribuire a mantenere la salute e ridurre il rischio oncologico. [2]

Anche piccoli cambiamenti, se mantenuti nel tempo, possono quindi diventare parte di un percorso di prevenzione.

Screening mammografico: perché è così importante?

La prevenzione passa anche dalla diagnosi precoce, che permette di individuare un eventuale tumore quando è ancora nelle fasi iniziali.

In Italia il Servizio Sanitario Nazionale offre programmi organizzati di screening mammografico. Attualmente il programma nazionale si rivolge alle donne nella fascia 50-69 anni, con una mammografia gratuita ogni due anni; in alcune Regioni l’offerta è stata estesa a una fascia di età più ampia, in linea con le più recenti raccomandazioni europee.

È importante, però, non considerare queste fasce di età come un’indicazione valida indistintamente per ogni donna. Familiarità, predisposizione genetica, precedenti patologie della mammella o altri fattori di rischio possono richiedere percorsi di sorveglianza personalizzati, da concordare con il proprio medico.

E quanto partecipiamo agli screening?

I dati dell’Osservatorio Nazionale Screening mostrano che nel 2025 la copertura da esami dello screening mammografico in Italia è stata del 53,1%. [3]

Anche l’adesione presenta differenze importanti tra le diverse aree del Paese: 66% al Nord, 55,9% al Centro e 47,9% al Sud e nelle Isole.

Sono numeri che raccontano quanto sia importante non soltanto offrire lo screening, ma anche favorire una partecipazione consapevole e ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alla prevenzione.

Mammografia ed ecografia: sono la stessa cosa?

No, mammografia ed ecografia mammaria non sono esami equivalenti né alternativi in ogni situazione.

La mammografia è il principale esame utilizzato nei programmi organizzati di screening e consente di individuare anche alterazioni di piccole dimensioni non percepibili al tatto. L’ecografia può invece essere indicata dal medico come esame complementare o di approfondimento, in base all’età, alla composizione della mammella e alla situazione clinica.

Per questo non esiste un unico calendario di controlli valido per tutte: il percorso di prevenzione deve tenere conto delle caratteristiche individuali e delle indicazioni dei professionisti sanitari.

Conoscere il proprio seno è un altro passo importante

Accanto agli screening, è utile sviluppare una buona conoscenza del proprio corpo.

Questo non significa effettuare continuamente controlli autonomi o vivere ogni cambiamento con preoccupazione. Significa piuttosto prestare attenzione a eventuali modificazioni nuove e persistenti e parlarne con il proprio medico.

Tra i segnali che meritano un approfondimento possono esserci:

  • la comparsa di un nuovo nodulo;
  • cambiamenti nella forma o nelle dimensioni della mammella;
  • modificazioni della pelle, come arrossamenti o un aspetto simile alla “buccia d’arancia”;
  • alterazioni del capezzolo, per esempio una sua retrazione;
  • secrezioni dal capezzolo, soprattutto se compaiono spontaneamente e da un solo seno.


La presenza di uno di questi segnali non significa automaticamente avere un tumore: molte alterazioni della mammella sono benigne. È però importante non ignorarle e rivolgersi a un professionista per capire se siano necessari ulteriori accertamenti.

E se c’è familiarità per tumore al seno?

Avere una madre, una sorella o un’altra familiare che ha avuto un tumore della mammella non significa necessariamente svilupparlo a propria volta. Tuttavia, una storia familiare importante può rappresentare un elemento da discutere con il medico.

In alcuni casi può essere indicato un percorso specifico per valutare il rischio ereditario, che può comprendere una consulenza genetica e, quando appropriato, test genetici e un programma di sorveglianza personalizzato.

Conoscere la propria storia familiare, quindi, può essere un’informazione preziosa per costruire un percorso di prevenzione più adatto alle proprie caratteristiche.

Ottobre può essere il momento giusto

La prevenzione del tumore al seno non dovrebbe durare soltanto un mese.

Ottobre può però essere una buona occasione per prendersi cura di sé, partendo dal conoscere i propri fattori di rischio, aderire agli screening quando si è nella fascia prevista, non trascurare eventuali cambiamenti e mantenere nel tempo abitudini favorevoli alla salute.

Perché la prevenzione non è un appuntamento sul calendario. È un percorso che accompagna ogni fase della vita.

Fonti

[1] AIRC: Tumore al seno
[2] Ministero della Salute: Screening per il cancro del seno
[3] Osservatorio Nazionale Screening – La diffusione degli screening oncologici in Italia nel 2025